venerdì 11 gennaio 2008

Il governo che non cade

Mai frase fu più azzeccata di quella che Giulio Tremonti, pochi mesi dopo la sciagurata nascita del Governo Prodi, a seguito di elezioni che il centrosinistra aveva vinto solo formalmente, pronunciò con quel suo tono tranchant: "Questo governo è talmente debole che non ha nemmeno la forza di cadere".
E' drammaticamente vero: Romano Prodi ha già mangiato due panettoni a Palazzo Chigi e, nonostante non passi giorno in cui non si levi una voce di critica pesante dalle fila della sua stessa maggioranza, sono pochissimi coloro che sono passati dalle parole ai fatti: il Senatore Franco Turigliatto (perchè il governo non è abbastanza di sinistra!), il deputato Daniele Capezzone (perchè il governo è troppo di sinistra!) e il senatore Sergio De Gregorio (perchè il governo non è abbastanza di centro!). Tutti gli altri - e sono numerosissimi - hanno parlato, hanno rivolto i loro strali contro Prodi, contro un governo incapace di risolvere i problemi del paese, contro l'impopolarità di quasi tutte le scelte fatte e soprattutto contro quelle non fatte. Ma finora nessuno è passato dalle parole ai fatti. Lamberto Dini è parso particolarmente intransigente. Però ha sempre votato la fiducia. Francesco Cossiga (simpaticissimo...) è sempre stato assente alle votazioni sulla fiducia, tranne quando sapeva di essere determinante - e a favore del governo.
L'unica speranza è il referendum. Il 16 Gennaio la Consulta ci dirà se sono ammissibili o meno i quesiti referendari proposti dal duo Segni-Guzzetta.
Non impazzisco per la legge che ne uscirebbe, ma ho la netta sensazione che i partiti maggiori non ne escludano l'utilità.
Il punto non è questo però: il punto è che un eventuale parere favorevole della Consulta darebbe inizio al conto alla rovescia e - qualora i numeri per una riforma della legge elettorale continuassero a non esserci - l'unico modo che avrebbero i partiti minori per non farsi cannibalizzare, sarebbe fare cadere il governo con la prospettiva delle elezioni anticipate.
Il chè posticiperebbe di un anno la consultazione referendaria.
La consulta pende a sinistra ed è noto. Nonostante questo, mai come in questo caso, pendiamo dalle sue labbra.

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