sabato 28 giugno 2008

Il "caimano" e la fornaia

Il punto è che quando vai a comprare il pane e la fornaia tua elettrice, approfittando della scarsità di clienti data l'ora ti prende in disparte e ti fa: "dimmi un po', che sta combinando l'amico tuo? Qua lo abbiamo votato perchè risolva i nostri problemi e lui ha ricominciato a preoccuparsi solo dei suoi?" tu prima ci rimani di sasso poi capisci molte cose.
Capisci il potere dei mass media e capisci l'incapacità del non addetto ai lavori ("livori" direbbe Dago) di capire una cosa che invece è lapalissiana.
E cioè che qui non si tratta dei problemi di Silvio Berlusconi, o di quelli del prossimo o passato premier. Qui si tratta di stabilire se il voto della mia fornaia è più o meno importante del concorso pubblico che hanno fatto una Clementina Forleo o un Giancarlo Caselli. Ed è qui il grande discrimine: stabilire se una maggioranza politica democraticamente eletta debba essere battuta dagli elettori una volta terminata la legislatura, (e ovviamente solo se se lo merita), o se la mia fornaia sia disposta a cedere anche quel suo piccolo potere, cioè quello di cambiare eventualmente segno sulla scheda qualora la prossima volta voglia preferire tizio anzichè caio, o se le stia bene che quello spicchio di sovranità che le rimane venga devoluto alla Gandus di turno.
Se capisse questo, capirebbe che in realtà Berlusconi si sta facendo anche i fatti nostri mentre probabilmente si fa i suoi.
E questo è quanto.

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