L'esercizio di un diritto, a qualcuno potrà sembrar strano, non sempre rappresenta il massimo della felicità per tutti. Infatti accade spesso che chi lo esercita se ne giovi, ma che tale esercizio finisca - anche involontariamente - per colpire qualcun altro. Che dunque non può che rammaricarsene, spesso amaramente.
Il problema poi si complica: quando capita che ad esercitarlo sia tu in prima persona, difficilmente comprendi le conseguenze sugli altri. Solo quando gli altri lo esercitano e tu lo subisci, allora capisci la reale portata del dolore.
Vale per tutto: dal diritto di demolire una costruzione fatta da qualcuno in una tua proprietà (in cui tu hai ragione, ma magari chi l'ha costruita abusivamente può dispiacersene) fino a quello di avere la precedenza al semaforo verde (magari impedendo a qualcun'altro sull'altra strada di arrivare in tempo per raccogliere l'ultimo respiro di un suo caro in fin di vita) eccetera eccetera.
C'è un rimedio?
Non sempre. Ma la società e i rapporti umani - siano essi commerciali, di cortesia o sentimentali - si basano su regole. Molte delle quali non scritte.
Per quel che mi riguarda io una, a mie spese, l'ho capita.
Mai guardare indietro.
C'è un mondo che mi aspetta là davanti, in cui il prossimo che eserciterà un diritto potrei essere io. Non è detto che non faccia del male a qualcuno. Di sicuro non ne farò a me stesso.
domenica 29 giugno 2008
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